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LA NOSTRA PROPOSTA

La proposta che la Comunità Casa del Giovane fa è quella di una vera liberazione da qualsiasi condizionamento. Questa esperienza normalmente dura circa due anni e mezzo e tende a riscattare il giovane da tutte le sue schiavitù.
Anche dopo questo periodo, quando il giovane è già tornato a vivere nel suo ambiente familiare continua ad avere rapporti periodici con la Comunità per verificare il suo cammino e le eventuali difficoltà da affrontare. Altri chiedono di rimanere ancora in Comunità oltre il tempo del programma per consolidare meglio la loro formazione, e per portare un proprio contributo alla Comunità, alla quale sono grati per aver ricevuto una spinta determinante al cambiamento radicale della propria vita. Il vero cambiamento naturalmente deve avere delle
profonde radici interiori e deve trasfigurare tutta la vita del giovane.
È questo il grande momento della libertà come vittoria conquistata.

La nostra proposta evidenzia l'importanza della relazione, del confronto, del colloquio e soprattutto del gruppo.

La relazione è incentrata sulla condivisione: ‘dividere con’. Nella nostra realtà educativa promozionale, in chiave cristiana, vuol significare la tensione a lasciarsi penetrare dall’altro con i suoi problemi, le sue difficoltà e le sue speranze e insieme progettare un cammino comune.

“La comunità di vita trova la sua ragione d’essere nel servizio con gli ultimi e la condivisione trova la sua vitalità nell’unità di vita”.

La nostra comunità per particolari motivi pedagogici e sociali fin dagli inizi ha sempre privilegiato un equilibrato contesto eterogeneo di presenza all’interno della medesima: volontari, obiettori di coscienza, famiglie, sacerdoti, volontarie, educatori, maestri di lavoro e naturalmente i ragazzi e i giovani accolti. Questa eterogeneità, se ben articolata e canalizzata, crea un contesto ricco di esperienze e di animazione, fermo restando che ognuno abbia a vivere il proprio ruolo, senza interferenze e confusioni, in rapporto al piano educativo.

Per confronto intendiamo il porre il giovane accolto di fronte alle difese razionali ed emozionali che egli mette in atto in ogni suo comportamento: nei gesti che compie, nei gruppi in cui socializza o in quelli in cui si nasconde. Aiutarlo a scardinare queste difese è aiutarlo in un cammino di lettura del sé che sempre più si dilata e si approfondisce, e porta infine a mettere in luce la radice, vicina e lontana, del suo comportamento deviante. Tutto ciò può avvenire nei momenti di gruppo o nei colloqui individuali con l’operatore, ma spesso anche nei momenti non strutturati.

Il colloquio individuale ha lo scopo di personalizzare il rapporto con il giovane ed ha funzioni informative, conoscitive o di sostegno. È il momento in cui il giovane si “svuota”, si sente libero di esprimersi e di dire con molta libertà tutto ciò che lo preoccupa. I colloqui sono per l’operatore uno spazio privilegiato per la comprensione dei bisogni del giovane e vengono svolti in spazi ben definiti. Essi sono tenuti generalmente una volta la settimana. 

Il gruppo è fondamentale in parecchi momenti della giornata (lavoro, gruppi di riflessione, momenti di divertimento ...) in quanto è ritenuto un valido aiuto nel ritrovare il proprio modo di stare al mondo e la propria strada.

q       L’ambiente lavorativo deve consentire un clima di serenità e di rispetto e favorire l’instaurarsi di validi rapporti interpersonali.

q       Nei gruppi di riflessione vengono discussi problemi comunitari e individuali, importante è il rispetto di ogni singolo membro e delle sue ideologie.

È l’equipe educativa a guidare questi momenti e a proporre i vari argomenti da trattare.

 

IO VORREI CHE VOI ARRIVASTE LA' DOVE NON SONO ARRIVATO IO, IN ALTO, VERSO IL TUTTO. FORZA!!


 


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