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LA STORIA DELLA CASA DEL GIOVANE
La Casa del Giovane nasce a Pavia sul finire degli anni '60 da un gruppo di preghiera, riunito attorno a Don Enzo Boschetti ed animato dal desiderio di incarnare la pedagogia del Vangelo. Un Vangelo che si fa vita quando alla porta del seminterrato di V.le Libertà, dove il gruppo si ritrovava, cominciano a bussare i primi giovani in difficoltà e senza fissa dimora. Il Don risponde sì: li accoglie presso di sé, addirittura lascia l'automobile aperta perché anche quel minore scappato di casa o quell'ospite inatteso possano trovare riparo. È in quel seminterrato che è germogliato il seme che ha poi preso il nome di "Piccola Opera S. Giuseppe" che ora cura le oltre 15 comunità della Casa del Giovane, sorte in più di 30 anni di servizio e sparse tra Lombardia e Piemonte, aperte per accogliere minori in difficoltà, tossicodipendenti, senza fissa dimora, extracomunitari, emarginati. L’opera «Casa del Giovane» nasce ufficialmente il 20 aprile del 1971 con l’affitto di un appartamento a Pavia in una zona del litorale del Ticino – in quegli anni in pieno processo di urbanizzazione – abitata dalla medio-alta borghesia. Una posizione che fu alla base di non poche polemiche e «scandali ». Nel frattempo si è costituita anche la cooperativa sociale Casa del Giovane che impiega i ragazzi in: laboratori di officina meccanica, centro stampa, falegnameria, carpenteria, pelletteria, ridonando loro, attraverso l’ impegno del lavoro manuale, interesse ad essere attivi.
Nell’ambito del volontariato comunitario sono presenti un’area sanitaria che riunisce medici di base e specialisti in malattie infettive, neurologia, psichiatria, chirurgia, ematologia, odontoiatria ed un’ area psico-pedagogica comprendente: educatori professionali, insegnanti, maestri di lavoro, psicologi che affiancano i responsabili delle diverse comunità nel lavoro quotidiano condiviso con i ragazzi. Ciascuno mette al servizio della comunità le proprie conoscenze professionali investendo negli aspetti positivi dei giovani a partire dalle loro capacità. Accanto ai volontari opera chi ha scelto di vivere stabilmente in comunità. Sono sacerdoti, laici consacrati e famiglie che in nome del Vangelo contribuiscono a creare unità nelle diversità delle vocazioni, unità che deve realizzarsi nella corresponsabilità, nel dialogo, nella stima. Dei sette sacerdoti attualmente presenti, cinque vengono dal servizio civile svolto al fianco di don Enzo e quindi da un’esperienza che li ha portati a fare una scelta di vita radicale. Accanto ai «definitivi», si collocano: i comunitari «aspiranti», impegnati in tempi di conoscenza e formazione; gli obiettori di coscienza; i volontari e i collaboratori. Don Enzo ha sempre spinto i ragazzi a tornare a scuola per terminare gli studi interrotti ed ha stimolato gli educatori a frequentare corsi di aggiornamento e di riqualificazione: nella consapevolezza che l'istruzione è un'occasione di libertà che merita di essere colta a qualunque età. La comunità era vissuta da lui
non come luogo lontano dalla realtà quotidiana. Per questo ha voluto
intensificare i rapporti con le istituzioni, con gli enti locali, con altri
gruppi che percorrevano strade vicine alla sua, partendo però da presupposti
diversi. Servire il fratello povero significa non solo accoglierlo ma anche far conoscere determinate realtà di servizio ed emarginazione. Per questo motivo la Casa del Giovane ha dato vita a numerose iniziative: gli spettacoli, i dibattiti, la Scuola di servizio promozionale, la settimana di responsabilizzazione, la rivista camminare nella luce, la casa editrice “C.d.G.”, che aiutano a comprendere la multiforme esperienza comunitaria inserendola nel più ampio contesto rappresentato dalla società in cui viviamo. La Comunità inoltre organizza corsi di formazione, incontri, dibattiti e ritiri spirituali, per sensibilizzare coloro che desiderano approfondire le problematiche sociali e il proprio cammino di fede. L’ insieme di queste attività, che potrebbero essere raggruppate sotto l’ etichetta di attività culturali, rispondono ad esigenze diverse, e rappresentano nell’intenzione del fondatore un investimento della comunità, ossia una finestra sul mondo, sia al suo interno che verso l’esterno. In questo senso estremamente importanti sono le pubblicazioni comunitarie. La rivista Camminare nella luce informa sull’attività stessa della comunità, cercando di affrontare, con le testimonianze di chi vive o collabora attivamente, i temi del disagio. L'opera di don Enzo è andata progressivamente affermandosi, con apprezzamenti e collaborazioni significative. Nel corso degli anni si è provveduto ad accogliere minori a rischio, giovani in difficoltà (ex‑tossicodipendenti, alcolisti, carcerati), malati psichici, extracomunitari e senza fissa dimora, fondando, in Lombardia e in Piemonte, varie case (attualmente sono quindici le realtà educative). Per rilevare le nuove forme di disagio presenti sul territorio pavese, nel 1993 nasce I'Osservatorio sul disagio 'don Enzo Boschetti'.
Nel corso degli anni la Comunità si è arricchita di strumenti sempre più rispondenti a queste finalità; il primo passo importante è avvenuto con l’istituzione di una Cooperativa, oggi sdoppiata in Cooperativa sociale «Casa del Giovane» e Cooperativa sociale «Il Giovane Artigiano», che gestiscono il servizio educativo, le convenzioni e il reinserimento lavorativo dei giovani svantaggiati. Nello specifico, la Cooperativa Sociale «Casa del Giovane» si occupa dei servizi residenziali, delle comunità ergoterapiche e della gestione del Centro Servizi Formazione «Edgardo e Maria Castelli» (CSF). L'11/02/92 Mons. Giovanni Volta, vescovo di Pavia dal 1986, approva lo Statuto presentato da don Enzo, riconoscendo l'Associazione Privata di fedeli 'Casa del Giovane'. Con tale riconoscimento si completa la struttura della Comunità, la quale si avvale dell'ente morale 'Associazione Piccola Opera S. Giuseppe’ e della 'Cooperativa Sociale Casa del Giovane' per la gestione dei laboratori, della dimensione economica e delle varie strutture, così da poter continuare nello stile del 'don' il cammino di condivisione e di libertà con i giovani in difficoltà. |
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